13 ottobre 2011

L'ultimo regalo

Gocce di pioggia mi bagnano i capelli. Inquinati frammenti di archetipica purezza che cadono dal cielo. Cammino a testa bassa, guardando la strada davanti a me. 
Intorno a me, il caos. Palazzi semidistrutti, che si stagliano malinconici sotto il cielo di ottobre. 
Le nuvole sopra di me sono di un grigio molto scuro, quasi nero. 
La pioggia è leggera, ma costante. 
Da lontano sento degli schiamazzi. Temo che presto udirò anche il rumore degli spari. Ieri è successo.
Le suole delle mie scarpe calpestano dei frammenti di vetro. La strada ne è disseminata. 
A pochi passi da me c’è una bandiera: è lo stemma di uno di quei nuovi partiti che si sono formati di recente... quei gruppi politici che rappresentano per i giovani le uniche ancore di salvezza in un mondo dove si sentono privi di identità, e che li portano presto alla totale adesione a regole e schemi preconcetti. 
È colpa nostra se è così. È colpa nostra, se ora quei maledetti hanno tanti adepti. Siamo stati indifferenti, e ne paghiamo le conseguenze. 
Per quanto sia imperfetto, come tutti gli esseri umani, in vita mia non ho mai fatto niente di davvero grave. Ma questo non vuol dire che abbia fatto del bene
Sono stato insensibile a tante cose, e mi sono arreso. Sapendo che nel mondo di oggi, qualunque cosa tu faccia, è tutto un mangia-mangia, non ho mai scelto una linea di pensiero politico, perché sapevo che tutti erano imperfetti in un modo o nell’ altro, e ho rinunciato a cercare di cambiare il mondo. Sì, dopotutto non ho fatto niente di male... Ma non ho fatto neanche del bene, ho lasciato che Loro facessero i loro comodi. E questo è il risultato.
Adesso non c’è più niente. Tutti quanti siamo vissuti nell’ indifferenza, e ora le vetrine dei negozi sono infrante dalla violenza delle persone che erano troppo impreparate per realizzare quanto male c’è nel mondo.
È colpa mia se Gloria è morta. Mentre attraversava la strada, si è ritrovata in mezzo ad una folla di manifestanti. Mi sembra di vedere il suo viso, stravolto dal terrore, mentre è accerchiata da quei volti ostili e violenti. La polizia stava per intervenire, ed è piombato il caos sulla strada. Hanno ritrovato il suo corpo due ore dopo. Era uscita dal lavoro pochi minuti prima del solito, probabilmente perché voleva aspettarmi a casa e farmi una sorpresa. Era passata al mercato per comprare qualcosa da mangiare quella sera. La vita è strana: se solo fosse uscita alla solita ora, se solo i commessi ci avessero messo più tempo a farle il conto... se  invece di imboccare la strada a sinistra ne avesse presa un’ altra, forse ora sarebbe qui con me, e io avrei uno scopo, perché l’ amavo, e avrei cercato di combattere per un mondo migliore, solo perché lei era con me. 
Ho avuto per tanto tempo uno scopo, Gloria, e non me ne sono mai accorto. Ora sono solo io. Bella roba, eh?
Con se aveva un regalo impacchettato, su cui aveva legato un biglietto di auguri con su scritto il mio nome. 
Mi copro gli occhi con la mano e inizio a singhiozzare. Che cosa ti hanno fatto?! Mio Dio! CHE COSA TI HANNO FATTO?  DIO, PERCHÉ?! PERCHÉ LEI?
LEI ERA TUTTO PER ME, E ORA L’ HO PERSA! GLORIA PERDONAMI!
Il mio petto è scosso dai singulti. Cercando di reprimere le lacrime, vado avanti. C’è un posto che devo raggiungere.
Manca poco ormai. Manca poco...
Ho quasi raggiunto la spiaggia. 

Cinque minuti dopo
Ecco. Ed è tutto. Davanti a me, il mare è agitato. Fra le nuvole si è aperto uno spiraglio di luce all’ orizzonte. Fra poco smetterà di piovere.
Infilo la mano nella tasca interna del mio giaccone e tiro fuori un piccolo pacco incartato come un regalo. L’ ultimo dono di Gloria per me. Ma il miglior regalo che potesse farmi era la sua esistenza, e ora non è più possibile. Per dieci anni ho avuto la benedizione della sua presenza, accanto a me. La amavo con tutto il cuore, e non riesco a non pensare che fra le tante, casuali cause della sua morte ci sia anche la mia indifferenza. È colpa di tutti noi, se Gloria è morta. 
Scarto il pacchetto, pensando con nostalgia a quando io e lei venivamo su questa stessa piattaforma, agli albori del nostro amore. La stessa piattaforma dove mi trovo ora...
L’ ultimo dono di Gloria a me è una foto di noi due, quando eravamo in Grecia. Entrambi sorridiamo, ignari del futuro che ci attende. La cornice intagliata è semplicemente bellissima.
Mi si offusca la vista, e le lacrime scorrono calde lungo le mie guance.
Non può andare avanti così! Deve finire! 
Poso la foto per terra, e mi alzo. 
Coraggio, devo andare avanti! Bisogna sempre andare avanti. E lo farò!
 Muovo il primo passo...

... oltre il bordo della piattaforma. Cado per non so quanti metri, sentendo l’aria sferzarmi il viso.
Il tempo sembra rallentare fino a fermarsi. In un istante una miriade di pensieri sconnessi mi passano per la testa.
Al momento dell’ impatto fatale, sento il corpo scuotersi, come percorso da un onda. Sembra di essere nel film “Matrix”.Sento le mie viscere che sbattono contro le pareti interne del corpo, e una pressione enorme sia sopra che sotto di me. L’ ultima cosa che vedo è una visione bianca di un volto femminile che mi sorride e mi accoglie. Un’ ondata di dolore travolge il mio cervello nel momento in cui si spegne. Poi c’è solo buio.

Michele Giuli

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