“Un punto di vista è una percezione del mondo. Noi non viviamo nel mondo oggettivo, ma in una realtà da noi percepita, basata sui dati raccolti dall’ Oggettivo. A diversa percezione, corrisponde un diverso modo di rapportarsi, di confrontarsi. Dunque è come se ognuno di noi vivesse per metà nel mondo oggettivo, e per l’altra metà nel mondo come lui lo vede. Un mondo diverso, dove siamo isolati e, anche se non ce ne accorgiamo, soli e irraggiungibili.”
John Leakran
Mark camminava in riva al mare, lasciando impronte dietro di sé sul bagnasciuga. Il rumore delle onde lo rilassava, portandogli pace e qualcosa di simile alla tranquillità.
« Com’ è il cielo, adesso?» domandò.
Dal suo fianco destro provenne la voce di Tyler, che disse: « Gli ultimi raggi del sole fanno assumere alle nuvole una sfumatura rossastra. L’ orizzonte sembra un altro oceano arancione, adesso.»
Mark sorrise e commentò: « Mmh, siamo poetici oggi!»
Tyler gli cinse le spalle con un braccio, e mentre continuavano a camminare gli chiese: « Come lo vedi tu?»
Mark guardò alla sua sinistra, e si limitò a dire: « Il rosso di cui parli mi sembra molto tenue. Sembra inoltre che tu non abbia fatto caso a tutte le sfumature bluastre.»
Tyler gli dette un bacio su una guancia e lo prese in giro: « È una questione di punti di vista!»
Mark ridacchiò e disse: « Beh, noi daltonici siamo la prova della veridicità della teoria della relatività. Potrete dirci fino allo sfinimento che per voi ciò che vediamo non è corretto, ma ciò non ci farà smettere di vederlo così.»
Tyler gli fece l’ occhiolino.
« Solo voi daltonici?» domandò con un finto tono investigativo.
Il suo compagno rise di nuovo ed esclamò: « No, non solo noi daltonici!»
Continuarono a camminare, pensando a quando da giovani si meravigliavano del fatto che i loro amici si eccitassero tanto per delle immagini che ritraevano donne nude, quando a loro non sarebbe potuto importare di meno, mentre se si cambiava il genere di soggetto ritratto...
Tyler e Mark si erano incontrati due anni prima. Tyler era stato una delle prime persone a cui Mark aveva rivelato la propria omosessualità. Due mesi dopo, era sbocciato l’amore, e da allora i due stavano insieme. Tyler era affascinato dal daltonismo del suo ragazzo. I due si scambiavano sempre le loro visioni di tutto quello che gli capitava a tiro, come avevano fatto poco prima.
« Ti va di fare cena fuori, oggi?» domandò Tyler all’ improvviso.
« Certo!»
Un altra giornata stava tramontando sulla loro vita, e loro la guardarono trascorrere dal tavolo del Jenny’s Place, dove cenarono prima di salutarsi e di andare a casa.
Quella sera Mark non riuscì a dormire per il gran caldo, e rimase sveglio in camera sua. Guardava fuori dalla finestra, ammirando il mondo esterno. Non era una vista straordinaria, ma quello era il suo mondo, come solo lui poteva vederlo. Il suo daltonismo a volte gli era solo d’impiccio, ma in altri casi si sentiva unico, irripetibile, proprio grazie a questa sua condizione. È incredibile come basti cambiare qualcosa di semplice, per vivere totalmente in una realtà distaccata, diversa. Da piccolo, ovviamente, non sapeva di essere daltonico. Si riteneva perfettamente normale, e viveva in un mondo dove lui era normale. Poi, un giorno, sua madre gli aveva detto di andare a prendere la cartella rossa che aveva lasciato sulla scrivania. La cartella in questione era vicina ad una identica, tranne per il colore: era arancione. Al che lui aveva chiamato sua madre dicendo: « Mamma! Ci sono due cartelle uguali! Qual’ è quella giusta?»
« Quella di colore rosso.» aveva risposto sua madre dal piano di sotto.
« Ma sono entrambe dello stesso colore!» aveva ribattuto lui, confuso.
Quello fu il primo di una lunga serie di segnali che fecero insospettire la signora Sanders, la quale alla fine si decise a portare suo figlio da un medico, che aveva fatto vedere a Mark un disco di cartone dove erano stati disegnati tanti piccoli cerchi di colore leggermente diverso. La differenza era quasi impercettibile.
Gli era stato chiesto se riusciva a vedere il numero scritto in mezzo a quello strano disco. Lui non ci aveva capito niente: non vedeva nessun numero! Quando lo disse, il dottore gli spiegò che il numero era scritto con dei colori che non poteva distinguere dagli altri, e che era per questo che non lo vedeva.
Gli era stato spiegato che di solito le persone vedevano le cose in modo diverso da come le vedeva lui, ed era stato tutto.
Non aveva mai pensato a quel lato di sé come ad un handicap, e col tempo aveva iniziato ad apprezzarlo. Era una parte di lui.
In effetti, pensò, tutti sono daltonici: ognuno percepisce il mondo a modo suo.
“Conoscere un’ altra persona è come esplorare un nuovo mondo!” pensò il giovane all’ improvviso.
Non sapeva perché, ma questa scoperta lo fece sentire bene. Provò un brivido di felicità al pensiero che ogni realtà interiore fosse una parte di qualcosa di più grande.
D’ un tratto, fu colto da un’ ispirazione. Prese carta e penna, e cominciò a scrivere.
“Viva la diversità, perché può solo arricchire...”
Si bloccò, e pensò all’ emozione di poco prima, poi cercò la rima giusta e ricominciò.
«... Coloro che nel cuore sanno già
che chi la sceglie, decide di esistere!»
Si ricordò di quando aveva conosciuto Tyler: era cresciuto nella convinzione di essere l’unico nel raggio di miglia, e ora si trovava una persona come lui a pochi metri di distanza. Si era sempre crucciato del fatto di non poter essere del tutto onesto con i suoi amici, i suoi parenti... Si era sempre nascosto, e aveva creato una menzogna. E anche le menzogne possono far parte del mondo interiore della gente. In molti ancora credevano che fosse omosessuale. Non erano ancora pronti per cambiare quella parte della loro realtà, il concetto che Mark fosse eterosessuale. Per molto tempo lui non era stato del tutto cosciente di quel lato di sé. L’ omosessualità era come il suo daltonismo. Lo rendeva diverso, capace di provare e sentire cose che non tutti percepiscono. Forse era paragonabile ad un punto di vista: mentre i più avrebbero detto: “mi piacciono le donne”, lui preferiva gli uomini.
“Questa è per Tyler!” pensò.
Il giorno dopo erano entrambi seduti sulla spiaggia. Era ancora una volta il tramonto. Mark amava quei momenti: il vento soffiava, scompigliandogli i capelli, e le onde si infrangevano rumorosamente sulla riva. Stare lì in quei momenti lo faceva sempre sentire bene.
Tyler si era acceso una Winston, e fumava accanto a lui, respirando a grandi boccate il fumo di tabacco bruciato e soffiandolo fuori lentamente, metà dalla bocca e metà dalle narici del naso. Diceva che fumare così lo faceva rilassare molto di più.
Mark tirò fuori un foglietto piegato in quattro dalla tasca.
« Ieri ho scritto questa.» disse, passandolo a Tyler, che lo aprì e lesse qualche riga in silenzio. « È per te.»
Tyler sorrise, aspirò un altro po’ di fumo, e glie lo restituì.
« Leggila ad alta voce.»
Mark si accostò ancora di più al suo ragazzo. Gli venne in mente Allen Ginsberg, che al momento di leggere pubblicamente il suo poema “Ululato” si era trovato davanti ad un pubblico di poeti in mezzo al quale c’erano alcuni suoi vecchi amori, ai quali aveva pensato durante la stesura del suo componimento.
Si schiarì la voce ed iniziò a leggere.
INNO ALLA DIVERSITA’
Viva la diversità
Perché può solo arricchire
Coloro che nel cuore sanno già
Che chi la sceglie, ha scelto di esistere
Un punto di vista
È un mondo creato
Per il solo fatto di aver vissuto,
di aver assaggiato il gusto della vita
Siamo anime sole
Che si beano l’una
Del mondo dell’ altra
Anima pazza, folle
Sei tu, mio amore
Sognatore di oceani nei cieli
Viva la relatività
Che a volte divide
E a volte unisce
Quell’ umanità
Che un giorno vide
Nel mondo una Forza che ci dice:
AMATEVI
Viva la fantasia,
la varietà
di quella gente che nella frenesia
della vita scopre e esplora la sua realtà
Viva gli uomini,
Viva le donne
Che non indietreggiarono, impauriti
Verso la sicurezza di un mondo piatto,
sempre uguale
Essi capirono, nel profondo
Che ciò non poteva che essere male.
Sia la bellezza
Sia arte
Sia gioia
Due anime si incontrarono
Nel mezzo del cammino
E si strinsero la mano
Viva il daltonismo
Viva l’omosessualità
L’ eterosessualità
Le diverse religioni e filosofie
Viva la vita!
Una volta finito di leggere, alzò lo sguardo ed incontrò gli occhi di Tyler.
« Ho pensato a te mentre la scrivevo.» rivelò. « Se penso queste cose, è anche grazie a te.»
Tyler sorrise e lo baciò.
« Tu mi fai arrivare in paradiso.» disse, e rimasero lì, persi l’uno nello sguardo dell’ altro, finché non calò la notte.
“... Possiamo però vedere la bellezza del mondo degli altri. È il solo modo che abbiamo di raggiungerci a vicenda. Forse dovremmo vedere le nostre idee come i nostri gusti. Bisognerebbe avere l’ umiltà di dire: “Io la penso così”, esattamente come diciamo “Mi piace la pasta!”. Fare altrimenti ci preclude moltissime opportunità. Non conosceremo mai la realtà nella sua interezza, quindi è inutile che facciamo i presuntuosi. Forse dovremmo sperimentare la bellezza di un costruttivo scambio di idee: dovremmo guardare in faccia le persone e scoprire che ognuna di loro ha dei tratti particolari che la rendono unica. Dovremmo pensare che anche se non condividiamo l’ opinione di chi ci è davanti, costui/costei fa parte della razza Umana quanto noi. Non bisogna “mettere da parte le diversità”, “volere bene agli altri nonostante il fatto che siano diversi da noi”! Bisogna amare gli altri proprio perché sono diversi da noi! Un cattolico dovrebbe cercare di scoprire e comprendere il mondo musulmano. Un eterosessuale dovrebbe avere degli amici omosessuali. Uno scienziato dovrebbe discutere con i preti.
Solo se sapremo cogliere la bellezza della diversità della gente, e se capiremo che essa si manifesta anche nella varietà dei loro punti di vista, solo allora, forse, potremo sperare nella pace.”
Solo se sapremo cogliere la bellezza della diversità della gente, e se capiremo che essa si manifesta anche nella varietà dei loro punti di vista, solo allora, forse, potremo sperare nella pace.”
John Leakran
Michele Giuli
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