24 ottobre 2011

Il peso della vendetta

Un giorno. In un altro universo, in un altro pianeta, in un altro continente, in un altro Stato, in un’altra regione, un albero si era stancato di farsi pisciare addosso dai cani.
Questa storia racconta la sua vendetta contro il mondo.
Era vecchio, antico, una volta i suoi rami ospitavano intere famiglie di volatili che cercavano un posto nei giorni di tempesta e vento, non aveva mai negato la sua ospitalità agli animali del bosco.
Aveva imparato molto dagli uomini, aveva imparato a difendersi da loro, usava allestire un campo minato per tenerli lontano dalla natura, quella natura che non li riconosceva più come figli.
“Riusciremo ad arrivare a quel bosco, ci serve spazio, dobbiamo costruire il centro commerciale entro la fine dell’anno prossimo. Dove la mando mia figlia a buttare i soldi altrimenti?”
Questi erano da tempo i classici quesiti che si faceva la popolazione della tranquilla cittadina di Soutford nello Stato di Demenza.
L’albero capiva la situazione, il bisogno umano dell’autodistruzione, ma non era disposto a sacrificare così tanti dei suoi fratelli per dei capricci infantili.
Un giorno arrivarono con i carri armati. Fu l’apocalisse. Non si aspettava di certo un attacco su così larga scala nel giro di 3 mesi.
Gli Antichi custodi del tempo, come si facevano chiamare i generali che guidavano le operazioni di difesa dell’Armata delle piante legnose perenni, dichiararono la resa incondizionata dopo 4 giorni di lotta senza quartiere. Morirono in 450, tra esseri umani e vegetali.
Venne catturato in piena notte e condannato a una settimana senza nutrizione, gli vennero amputati i rami più belli e rigogliosi, le radici furono ridotte. I vegetali superstiti furono tenuti prigionieri nelle diverse serre allestite in attesa del giudizio della fazione vincitrice.
Perse per diversi mesi la voglia di vivere.
Gli umani forse resisi conto della violenza usata, decisero di liberare qualche prigioniero, aiutandolo e integrarsi nuovamente nella natura.
Furono estratti a sorte 10 alberi su 50, lui ebbe la fortuna di essere tra quei 10, il resto di loro venne purificato nel fuoco.
 Quando tornò tra scoiattoli e le lucertole non era più lo stesso, quello che aveva vissuto lo sconvolse nel profondo, per sempre.

Questo accadeva 10 anni fa. Il tempo cancellò l’evento in molte delle menti che ordinarono l’attacco, la maggior parte della popolazione se ne fregò; di nuovo tutti santi e nessun peccatore.
Non smise mai di tener viva la memoria di quel bagno di sangue, non smise mai di soffrire.

L’avvento del Web 2.0 portò una modificazione rilevante negli interessi della gente; schiavizzati davanti ai nuovi social network gli esseri umani non potevano far del male alla natura.
Ogni volta che si ritrovava a fantasticare sulla razza umana si lasciava scappare un sorriso malizioso, si domandava quanto potesse essere ridicola, e soprattutto, quanto potesse ancora durare nel tempo il suo dominio.
Cambiano i tempi, cambiano i nemici.
Da diversi mesi numerosi cani, provenienti in genere dai quartieri circostanti a quello dove era stato posto, cominciarono ad  usare come punto di riferimento l’albero della nostra storia per i loro bisogni.
Ogni giorno la sua rabbia cresceva, si nutriva della sua energia, della sua memoria, fino ad esplodere nel mese estivo, quando la puzza di urina si faceva più forte con l’umidità.
Ormai privo di forze, privo di rami nuovi, privo di spirito, sacrificò tutto se stesso con un ultimo disperato gesto simbolico, tanto era forte il desiderio di rivincita.
Non aveva più motivo di esistere, in quei 10 anni non aveva fatto altro che pensare ad un modo per vendicarsi, quando si accorse che già il tempo e la stessa natura umana avevano agito per lui.
Voleva soltanto dare un ultimo contributo, prima che i demoni interiori lo uccidessero prima.

Alle ore 10.00 del 3 agosto 1239, prima dell’avvento dell’Oscuro Sognatore, i cittadini di Soutford trovarono un albero a terra, completamente sradicato, e sotto di esso 3 cani massacrati, schiacciati dal peso della vendetta.

Giacomo

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