29 giugno 2011

Can do

Il sognatore è una persona condannata alla solitudine.
Normalmente si pensa che il sogno sia conseguente alla solitudine, un meccanismo di difesa in risposta ad essa. In realtà ciò non è sognare, ma chiamasi alienazione, ovvero masturbazione del proprio Ego: su questo processo si impernia la dilagante nippofilia, nonché la letteratura fantasy, certe forme di religiosità deviata e il commercio di capi firmati.
Quando si sente paragonato ad un alienato il sognatore medio normalmente si incazza: di fatti l'alienazione è un fenomeno annichilente per la persona in sé e per il sistema sociale (con sistema sociale si intende un semplice gruppo interagente di persone senzienti, avulso da qualsiasi sovrastruttura), mentre il sogno è principio propellente, è sintomo di vitalità e impulso d'azione della miglior tradizione futurista. Non a caso, espressioni dell'alienazione collettiva sono il sistema capitalistico-consumista (ovvero il Nuovo Ordine Mondiale), l'etichetta discografica “La Tempesta” e i SUV. Chiameremo per amor di brevità il soggetto alienato “C-Onan”, in virtù della sua straordinaria massa inerziale e dell'amore per il ravanaggio vittimista.
Il sognatore, come dice Gloria, “ha l’innata dote di vedere il cielo più alto, e il dovere di raccontare agli altri quello che ha intravisto dietro alle nuvole”. L'intuizione che ha il sognatore non è molto diversa da quella che ha lo scienziato o il profeta: egli comprende il meccanismo, acquista il dono della veggenza, ambisce a sgretolare l'Esistenza perché ha percepito l'Essenza.
Come nel mito della caverna, l'entusiasmo porta il sognatore a convocare i suoi amici e conoscenti e ad informarli, perché ha appena fatto una scoperta eclatante; ma questo si scontra inevitabilmente con l'inerzia di cui si parlava prima. Seguono sproloqui blasfemi (http://www.youtube.com/watch?v=dtpv5R1kkLY).
In realtà l'entusiasmo del sognatore non è fatto principalmente di prediche, bensì di azioni; ma anche queste si infrangono come onde su scogli. Lì il sognatore intuisce per la prima volta che il suo destino è un destino ramingo.
Il brutto non è tanto questo, perché dopo un po' il sognatore ci fa il callo (e un po' gli gusta pure sentirsi come un cavaliere d'altri tempi, solo contro tutti, in nome di un'idea); la tragedia arriva piuttosto quando scopre che altri che si definivano sognatori in realtà erano dei C-Onan mascherati (il C-Onan mascherato a sua volta è una sotto-categoria di C-Onan, la più subdola: egli infatti si crede sognatore perché è solo, invertendo l'ordine sequenziale degli eventi; infatti l'essere solo è condizione necessaria ma non sufficiente per essere sognatore, mentre il C-Onan mascherato la considera CNES). Qui il sognatore, come un Cristo in croce abbandonato dai discepoli, non può che lasciarsi andare a sproloqui ancora più blasfemi (http://www.youtube.com/watch?v=CeiR6Q2Yonk).
Il sognatore non potrà mai vincere contro C-Onan perché la più grande forza di C-Onan è il non combattere, come insegna il quarto maestro della pistola di El Topo: difatti, la forza non è nulla senza una resistenza, e senza una resistenza il combattente non può vincere, può solo perdere.
Nella storia ci sono stati sognatori che sono riusciti a smuovere lo status quo, ma non c'è da cantar vittoria: ciò generalmente è frutto di incontri casuali tra sognatori e nonostante l'exploit iniziale lentamente la massa di C-Onan ingoia tutto per poi fermentare scoregge di risposta. Statisticamente infatti non vivono nella stessa città più di 7 sognatori (rigorosamente non conoscendosi, o conoscendosi in 2) e questi gruppi di max 7 sognatori vivono ad una distanza gli uni dagli altri dai 17,4 ai 52 km e mezzo. Corollario a ciò, abbiamo l'omeostasi onirica: il trasferimento di un sognatore in un luogo comporta il movimento passivo di un sognatore di quel luogo in un altra zona, rispettando le condizioni di numero max (ricordiamo: 7) e di apposita distanza (17,4-52,5 km).
Stessa cosa vale per l'ambiente internautico convertendo appositamente le misure e le definizioni (un team del Carolinska Institute ci sta lavorando).

Emil Cioran parlando della solitudine afferma: “Ci sono due modi di sentire la solitudine: sentirsi soli al mondo o avvertire la solitudine del mondo”. Essere sognatori è una malattia che ingloba entrambi i modi.
Per il sognatore non esiste alcuna Excalibur; o, meglio, Excalibur non è la realizzazione della sua volontà, pur Vera che sia.
Il sognatore inizialmente segue la propria grande intuizione, ma neanche lui l'ha ancora compresa. Come Artù estrae la spada dalla roccia e diviene Re, allo stesso modo il sognatore trova la sua Excalibur: per caso (o caos?), senza preavviso, come mai avrebbe immaginato. Non è per sua volontà che estrarrà la spada: finché tenterà di farlo mosso unicamente dal sogno sarà come tutti quei cavalieri che si sforzano e spremono tentando invano di estrarla, uscendone sconfitti e delusi.
Il sogno, l'ideale, non è che una via per liberarsi del proprio Ego, per diventare pienamente Io: il musicista deve diventare musica; il DAN, nel Kendo, deve diventare lama; il sognatore deve diventare sogno, ideale, prima di poter trovare Excalibur (anche se ciò poi non toglie il peso della corona). Il sognatore è una persona ingombrante che cerca di liberarsi da sé. Il sognatore è uno snowboarder: scende solitario, allenandosi ad essere solo tavola e neve; se si impone con la forza, la tavola trema e la montagna lo fa cadere; se scompare, e silenziosamente guida, scivola giù, e diventa poesia.


riotCup

1 commento:

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