21 ottobre 2011

Matrioska

Ogni pezzo si divide in due parti ed è vuoto al suo interno, salvo il più piccolo che si chiama "seme". La bambolina più grande si chiama invece "madre".


La brezza notturna cinge i nostri corpi e ci salda: noi due, nudi sull'erba della campagna fiorentina. 
Quante sono le probabilità che ci incontrassimo?
Non ci sono luci moleste: un attimo prima uniamo le stelle, con linee immaginarie scarabocchiamo il cielo.

Un attimo dopo raccogliamo melodie ancestrali, tramonti al polo Nord e tempeste di sabbia del Sahara, un'orchidea fantasma e la radiazione cosmica di fondo, mescoliamo e lo buttiamo sulla terra umida, aspettando che nasca una camelia bianca.
Abbiamo tutto, poiché non vogliamo niente.
Siamo noi stessi, poiché ci siamo dimenticati di noi.
Un silenzio apparente ci culla, ci protegge.
Poggio la testa sul suo ventre, sussurro:
- Ambra...



- Chi è Ambra? - mi fa Laura.
- Ambra?
- Prima, hai detto “Ambra”!
- No, ma che dici... oddio, non credo...
Continuiamo a copulare e a discutere contemporaneamente, come niente fosse, il tutto a centrocampo di un vecchio stadio abbandonato. In questa città non ci sono più i parcheggi bui per una sveltina in auto, bisogna arrangiarsi come si può.
- Cioè, stai scopando con me e pensi ad un altra?
- Ma no, dai, poi non conosco nessuna Ambra, ho detto “ancora”, hai capito male...
Laura, una tizia rimorchiata in un locale qui vicino. Non mi eccita per niente, ma in questo buco di paese tutti sanno tutto e se non mantieni alte le performance calano le azioni in borsa. Non so cosa sto facendo, poi neanche sopporto 'ste tipe che non hanno nemmeno 18 anni e si vestono come 40enni in carriera.
Ambra, lei si che era diversa.
Laura geme, andiamo avanti da mezz'ora; non so perché ma quando non sono coinvolto mentalmente non riesco ad avere un orgasmo. Ciò piace alle ragazze (che non mi piacciono).


- Siamo a casa!
"...cazzo!"
Lo stadio si scioglie come una pellicola in proiezione che prende fuoco, e mi ritrovo seduto sul cesso di casa. Sono di fronte a un bivio: concludere questa sega in 10 secondi o fermarmi e nascondere in qualche modo l'erezione, procrastinando l'inevitabile.
E' come quando fai un sorpasso e vedi una macchina che ti arriva addosso nell'altra corsia: o acceleri e giochi il tutto per tutto, o freni e rischi il tamponamento a catena.
Decido di accelerare. 

Fatto. 
Con un'inaspettata coordinazione punto il membro sotto la tavoletta, con la destra brandisco una penna che stava per terra e con la sinistra la Settimana Enigmistica appoggiata sul termosifone e l'allineo in modo tale da nascondere il sud-ombelico alla vista di indesiderati ficcanaso. 
Appena in tempo. 
Si affaccia mio padre: - Ah, sei qui?
- Si – faccio io – Qual è la targa di Mantova?
- MN.
- Grazie, finito anche questo cruciverba.
Con nonchalance mi pulisco e mi alzo...



...dal letto. La sveglia continua a suonare. Mi guardo nei boxer: - Porca troia... 
Mi cambio, li metto a lavare, con un po' di immotivata vergogna.

Questa matrioska potrebbe tranquillamente concludersi qui.
Questo è un racconto, quindi già di per se costituisce una matrioska a due pezzi: l'autore (con quello che può essergli successo e che gli ha ispirato il racconto) e il racconto stesso.E anche se adesso vi raccontassi cosa è veramente successo, cosa mi ha ispirato la rocambolesca storia di cui sopra, ciò costituirebbe un altro racconto. 
E per quanto possa tentare di giustificare e di mostrare l'aderenza dei fatti, questo racconto risulterebbe quello che è: una finzione, un punto di vista.
Cosa è successo mezz'ora fa, un giorno fa, un anno fa, prima che iniziassi a battere queste righe?
Vi dirò solo che avrà avuto 20 anni più di me
, e sedeva ad un tavolo con vista mare, insieme al figlio di 10 anni; io facevo il cameriere, e la (le?) servivo.
Il giorno in cui è partita ho provato una stanchezza infinita nel pedalare verso casa.


Come se le gambe non volessero più ritornare. 



riotCup

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