29 agosto 2011

Il frigorifero e la ricerca dell'immortalità


C’è un sacco di gente  che, quando sente una grande tristezza, si tuffa con tutto il suo dolore in un libro, nell’emozione della musica, nella pittura, o in qualunque cosa vogliate. Quando invece siamo contenti possiamo ridere, danzare... cantare di gioia, magari.
Quando io sono annoiato, per prima cosa apro il frigorifero. È più un bisogno psicologico, piuttosto che una reale necessità. Potrei anche non prendere niente, ma finché non troverò qualcosa che mi faccia smettere di annoiarmi passerò una decina di volte davanti al frigorifero e lo aprirò,  pur sapendo che dentro non c’è alcunché, per il semplice fatto che è l’unica cosa che posso fare.
Aprire il frigorifero è diventato, a livello inconscio, sinonimo del cercare qualcosa. Io cerco qualcosa che mi faccia evadere dalla noia, e l’unica cosa che mi può dare la sensazione di “stare cercando” è il frigorifero. Il cibo è il tesoro ottenuto, e noi abbiamo per ricompensa il fatto di poterci distrarre per un po’.
Il frigorifero è davvero una grande invenzione! Ci permette di conservare più a lungo cibi che altrimenti rischierebbero di andare sprecati.
Ma non c’è forse qualcosa di più profondo, un livello di realtà che pochi percepiscono?
Il frigorifero è una metafora della nostra condizione: se avessimo solo quello che ci serve, e avessimo la facoltà di usarlo finché siamo ancora in  tempo, avremmo forse bisogno del frigorifero?
Ovviamente, è una questione di comodità: andare a fare provviste una volta a settimana è molto più comodo che prendere tutti i giorni solo lo stretto indispensabile, ma non è forse una metafora del fatto che non sappiamo godere delle cose che il tempo ci offre, per poi provare a preservarle?
L’anziana signora ha sprecato la sua giovinezza, pensando solo ad apparire come gli altri desiderano, e poi vorrebbe recuperare il tempo perduto, che sente senza accorgersene realmente di aver buttato via. Dunque si cosparge tutti i giorni di creme e pomate senza sapere che, ironia della sorte, resta comunque schiava di una società che vuole farci credere che dobbiamo sembrare giovani anche a cinquant’anni.
Sì, noi non conserviamo solamente gli alimenti: noi cerchiamo di conservare noi stessi. Siamo tutti spaventati dall’idea della morte, e soprattutto dall’idea di non aver vissuto completamente. Per questo vogliamo continuare a sentirci giovani: per poter dire di essere ancora “mangiabili”, per poter credere che siamo ancora in tempo per recuperare gli anni che avremmo dovuto spendere meglio. Oppure per il semplice fatto che, nella nostra vanità, vorremmo essere per sempre belli, immutabili. Non a caso si sente spesso dire: « La nuova crema contro i segni dell’età.». Vorremmo essere perfetti come dei diamanti. In altre parole, desideriamo “conservarci”, esattamente come conserviamo il nostro cibo nel frigorifero. E anche in questo caso, ignoriamo un’ altra verità: il processo di degradamento esteriore del cibo comporta una perdita di gusto e qualità, mentre nel nostro caso le due cose non sono affatto collegate. Crediamo che preservando il nostro aspetto, salveremo la parte migliore di noi stessi dall’invecchiamento, ma non è così: la vera morte che dovrebbe preoccuparci è quella della nostra anima, e di quella pare che non glie ne importi niente a nessuno.
Pensate poi alla criogenica! L’uomo viene messo in frigorifero! È la ciliegina sulla torta, signori.
Non abbiamo saputo usare il tempo che avevamo a disposizione per godere appieno la vita? Perfetto: conserveremo i nostri corpi per averne un’ altra quando la scienza sarà in grado di resuscitare i morti!
Tutte le cose devono essere lette a più livelli. Il frigorifero nasce come comodità. È senza dubbio uno strumento utile. Ma, a livello più profondo, nasce dalla consapevolezza che in noi c’è il desiderio di fermare il tempo. Tutto ciò che viene prodotto dall’uomo è il risultato, oltre che della necessità, di una consapevolezza o necessità interiore. Basti pensare al modello chiave USB-jack.
Quando guardo un frigorifero, vedo la mia ricerca dell’immortalità. Noi compriamo solo cose che ci piacciono, quindi è come se al momento di ordinarle mettessimo una parte di noi dentro al frigorifero. Esattamente come quando arrediamo una casa. Il frigorifero è una metafora del fatto che anche noi cerchiamo disperatamente di salvarci dall’approssimarsi della nostra data di scadenza.


Michele Giuli

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