2 luglio 2011

Lo scrittore medio alla ricerca di un finale semidecente, surreale, su sfondo alcolico

So semplicemente che non dovrei essere qui, forse in cucina a lavare i piatti, ma non qui.
Questa stanza è piccola, sento che non mi appartiene, di certo non bastano quei poster a renderla mia.
Ho voglia di sedermi, qui con te, e raccontarti una storia, che non somigli per niente alla realtà.
Perché lo so, che ne vuoi uscire: tu, tuo figlio, tua sorella, la tua amante, il tuo membro in disuso, la tua fica depressa; tutti insomma preferiamo allontanarci dal mondo.
Sarò il catalizzatore dei tuoi desideri quindi, della tua disfatta silenziosa.
Questa è la mia vita, chiusa, fatta di cliché come un accendino usato.
Sono le 2.20 del mattino, ho una leggera fame, nessuna voglia di studiare, e un antico male che mi pervade la mente.
Ho fatto discreti casini in vita, molti dei quali non ne vado fiero, ma ho sempre questa voglia di ricominciare da capo, dal punto zero. Darmi una seconda, una terza, un 47esima chance di riuscire a ribellarmi alla mia natura.
Semplici, bisogna esserlo, ciò che risulta complesso o porta a risultati mediocri o si allontana completamente dal vero.
Non so nemmeno quello che cazzo sto scrivendo, eppure mi piace e ci provo gusto a scrivere quattro merdosissime parole in croce, voglio dimostrare a me stesso quanto sono bravo a pigiare velocemente questa tastiera di plastica.
Alcuni dicono che ho un dono, riuscire a risultare simpatico a delle persone che malapena mi conoscono, e vogliono leggere qualcosa di più su di me, sul mio menefreghismo, sulla mia vita insensata e dispendiosa.
Non ce l’ho invece, so scrivere solo bene, veloce e deciso quanto un pugnale di un assassino. Non è un dono, un dono è la felicità, la gioia di vivere, Dio, cose che non mi appartengono insomma.
Vorrei entrare in chiesa e chiedere al primo frocio comunista davanti a me cosa ne pensa del suo Dio, se un giorno quell’uomo inchiodato alla croce mi potrà salvare.
Lo fisso e scopro che sono io.
La risposta è sempre stata dentro di me, non oltre queste mura. Solo io posso essere l’artefice del mio destino, del mio monopolio, della mia storia.
“Abbiamo quello che ci meritiamo” risponde l’allegro finocchio.
Prego con lui, anzi, gli siedo accanto e ripeto tutto ciò che mormora rivolto all’altare.
Il verbo “pregare” non mi appartiene da anni, forse non l’ho mai voluto imparare seriamente, o forse l’ho compreso più di altri.
È una serie interminabile di Amen e Hallelujah quella che seguirà, quindi ve la farò breve, ho assistito in silenzio alla cerimonia mangiando pop-corn come al cinema, cosciente del fatto che andrò all’inferno.
Eppure, vorrei avere un angelo custode al mio fianco, un tizio messo a lucido tutto vestito di bianco candeggina che mi dia consigli su come far lievitare la mia essenza spirituale.
Voglio il mio Gesù personale, il mio mentore, il mio custode, il mio biglietto “esci gratis di prigione” del monopoli, la mia eterna vincita al superenalotto. Un figlio di puttana qualunque che mi dica quello che devo fare.



Mentre scrivo tutto questo mi sento bussare alle spalle. È lui, cazzo, allora Dio esiste?! Non è possibile.
“Salve” dice “sono il tuo angelo custode, non sei contento di vedermi?”
“Fai parte della mia immaginazione?” domando.
“Cazzo, si! Cioè.. Volevo dire, naturalmente”
“Lo sapevo, fan culo! Ti stimo però, mi piace il tuo stile. Sembri quasi vero, adorabile.”
“Sono qui per guidarti, puoi chiamarmi Sig. Candeggina!”
“Mr. White può andare altrimenti?”
“Vedi di non farmi girare le palle, è già tanto che sono qui per cercare di aiutarti, perciò ascoltami attentamente e non interrompere, mi chiamo Candeggina e basta, diventerai presto il mio schiavo per il tuo bene.”
“No.”
“Stavo scherzando, diventeremo compagni di bevute invece!”
I due dopo attimi di perplessità, si presero sottobraccio ed entrarono nel primo pub sotto casa alle 3 di notte, il pub era ovviamente chiuso, ma questo non bastò a fermarli e sfondarono la spessa vetrina a testate.
“Mi sto ritrovando a scrivere in terza persona, a sfondare vetrate per bere birra di seconda scelta, che aiuto mi stai dando in tutto questo?”
“Taci, bevi la birra che t’ho spillato e taci, le domande non avranno risposta, devi solo lasciarti andare, affidati a me e alla mia irresistibile ironia!”
“L’unico angelo lobotomizzato sulla faccia della terra l’ho beccato io.”
“Prenditela con la tua fantasia, sei tu quello che sta scrivendo questa storia, non io! Ah.. Piccola parentesi, non stai andando a parare da nessuna parte. E poi il nostro dialogo aperto sempre dalle virgolette non è così bello da vedersi, prova con questo - ”
“Che cazzo mi sta succedendo.. Ma.. Brutto stronzo..”
“Primo: non dire troppe parolacce, solo il giusto. Secondo: ricordati della linea che t’ho suggerito per i dialoghi, così è più veloce.”
“Senti, sei tu quello che dovrebbe avere degli obiettivi per me, mi hai costretto a commettere un atto illegale, mi hai costretto a crearti dal mio immaginario, mi stai costringendo a continuare a scrivere. Dimmelo tu perché; io le risposte che cerco questa volta non le ho con me, sei tu quello che mi deve indirizzare verso il bene, verso uno scopo, verso la fine di questa storia già stancante. Non addossarmi tutte queste responsabilità, non so che farmene delle tue accuse infondate.”
“Mh, forse hai ragione, ma ancora non hai seguito il mio consiglio, non hai modificato le proprietà di Word per la conversazione che stiamo facendo, non puoi continuare a scrivere le nostre battute in questo modo.”
“Ok, OK! Finiscila con questa storia!”
  • Grande! Ce l’hai fatta! Ora ascoltami.. Dove posso comprare delle Lucky Strike?
  • C’è un distributore, lungo la strada che porta al corso, vicino al Roxy Bar, tieniti sulla destra
  • Mi accompagnerai tanto
  • Cosa?
  • Se vuoi far compagnia ai poliziotti che quella signora che ci sta guardando fuori dalla vetrina ha chiamato fa come vuoi, io vado a fumare.
  • Che diavolo di angelo sei?
  • Attento agli ossimori, comunque … Un angelo come tanti, pronto troppo presto per la pensione.
  • Perché … non mi hai detto che qualcuno ci stava spiando?
  • Pensa alla tua vita come un gioco e prova a sorridere più spesso fregandotene degli altri. Sbrigati con la bionda, stanno arrivando e sono incazzati neri, qualcuno non li hai lasciati dormire.
  • Bene.
  • Bene un cazzo, scolatela tutta e andiamocene. Devo fumare, per Dio!

Giacomo

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