La sala era gremita; un brusio indistinto serpeggiava tra le sedie, ordinate in riga di fronte ad un palco su cui si stagliava una pesante scrivania. Le lampade a muro, cinque per ogni parete della stanza, illuminavano i presenti con una luce gialla, eliminando eventuali fastidiose ombre.
I posti non erano stati pre-assegnati, i convenuti si erano disposti in base alla categoria che rappresentavano, talvolta creando bizzarre quanto improbabili accoppiate: i portavoce della Santa Sede sedevano accanto a quelli dell'ARCI Gay, i nobili, divisi per titolo in conti, duchi, marchesi e così via, a sinistra dei metalmeccanici, gli anarchici a tre file dai ciellini; erano presenti dirigenti sportivi, industriali, politici dell'opposizione, così come casalinghe, pensionati, disoccupati e studenti; quando entrarono i rappresentanti dell'industria discografica, seguiti da tre popolari bands, una quindicenne del gruppo dei liceali svenne dall'emozione, e non si riprese del tutto prima di una decina di minuti.
I posti non erano stati pre-assegnati, i convenuti si erano disposti in base alla categoria che rappresentavano, talvolta creando bizzarre quanto improbabili accoppiate: i portavoce della Santa Sede sedevano accanto a quelli dell'ARCI Gay, i nobili, divisi per titolo in conti, duchi, marchesi e così via, a sinistra dei metalmeccanici, gli anarchici a tre file dai ciellini; erano presenti dirigenti sportivi, industriali, politici dell'opposizione, così come casalinghe, pensionati, disoccupati e studenti; quando entrarono i rappresentanti dell'industria discografica, seguiti da tre popolari bands, una quindicenne del gruppo dei liceali svenne dall'emozione, e non si riprese del tutto prima di una decina di minuti.
Le luci in sala si abbassarono, tranne quelle che illuminavano il palco; due uomini e una donna vi salirono tra gli applausi dei trecento, forse trecentocinquanta accorsi all'evento, che era stato mantenuto segreto nel timore che la Polizia Governativa reprimesse l'assemblea con i metodi per cui era tristemente nota.
I tre presero posto dietro il tavolo di legno; l'uomo sedutosi al centro si alzò appena dopo essersi versato un bicchiere d'acqua e aver riordinato i fogli sparsi davanti. La calma e la leggerezza con cui eseguiva i movimenti ostentavano una sicurezza che in effetti aveva, i capelli ingrigiti prematuramente e il fisico snello ma solido contribuivano a dare di lui l'immagine carismatica di cui il leader di un'organizzazione sovversiva ha bisogno.
“Buonasera a tutti e grazie per essere intervenuti qui stasera”, incominciò l'uomo, “La situazione in cui il nostro Paese vessa è disastrosa, è ormai evidente: la politica è in preda ad una crisi dei valori e delle istituzioni mai vista prima nella storia, l'economia prosegue imperterrita nella caduta libera in cui il sistema consumistico l'ha lanciata, gli organi di Giustizia e le Forze dell'Ordine si stanno mostrando sempre più mero braccio destro di un potere cieco ed opprimente; le Arti, il mondo della musica, del cinema, della televisione, puro strumento di Propaganda del regime.
Chiedo a voi, oggi: com'è iniziato tutto questo? Quand'è che siamo diventati così insensibili al degrado umano a cui siamo costretti ad assistere ogni giorno? Quando abbiamo perso la capacità di discernere il giusto il bello il puro, dall'orrido dalla barbarie e dal marcio? Che cos'è che ci ha cambiati?” Le persone in sala si guardarono intorno, farfugliando parole a mezza bocca, incerte se stessero dando la risposta corretta o promulgando un'eresia. Tuonando, l'uomo sul palco indicò il fondo della stanza: “E' stata Lei, cari Signore e Signori, è stata Lei il mezzo con cui ci hanno ingannato!” e immediatamente dalla tenda sul fondo fu lanciato un carrello che si arrestò proprio in mezzo al corridoio.
Tutti si sporsero per verificare con i propri occhi cosa fosse: sopra il carrello, ricoperta da una sottile coltre di polvere, stava ben piantata una vecchia televisione. Ci furono rapidi scambi di sguardi perplessi, e un brusio dubbioso cominciò a rimbalzare sulle pareti, quando l'uomo sul palco riprese la parola: “Proprio così, Signore e Signori, proprio così: è stata Lei. O meglio, hanno usato Lei. L'hanno usata per renderci automi, l'hanno usata per abituarci al senso del disgusto, per abituarci a non inorridire di fronte alla morte, di fronte alla violenza, di fronte all'ingiustizia. Sono stati furbi, sapete?, ce l'hanno fatta sotto il naso! Piano piano, a piccole dosi, ci hanno resi immuni al veleno mortale dell'obbrobrio: ci hanno mitridatizzato. Prima hanno cominciato con i film idioti, poi con i film violenti, e noi tranquilli a credere che fosse innocua finzione: era solo il primo passo verso il baratro di stupidità e indifferenza che ci divorano. Poi, il secondo passo: programmi TV demenziali, intrisi di volgarità e comicità spicciola, e guardiamoci noi, seduti davanti a quella scatola maledetta come tanti poppanti in svezzamento! E poi i reality, con cui ci hanno fatto credere che quella fosse la realtà; e poi noi siamo diventati il vero reality: ovunque andiamo possiamo assistere al delirio collettivo di una società intera, tollerato ed incoraggiato da chiunque. E' lì che i normali sono diventati diversi, che gli ultimi sani in un mondo malato sono stati visti per la prima volta come appestati, e chi provava a risvegliare gli animi e le coscienze veniva trattato da untore! La strada era ormai spianata per l'atto finale di un piano geniale, lucido e sadico. Nessuna dittatura prima d'ora, nemmeno il nazismo!, era riuscita in questo, nessuno aveva capito l'unico modo per avere il controllo totale: normalizzare la violenza. I nazisti la nascondevano, e la giustificavano quando veniva a galla. I nostri no, i nostri li hanno superati: comprare il pane e uccidere una persona oggi ci appaiono due azioni praticamente equivalenti. E, cari Amici, non posso che additare ancora una volta Lei, la Televisione. Tutto cominciò con dei servizi al telegiornale, approfondimenti su quel fatto di cronaca nera e quell'altro, poi ci furono dei programmi in seconda serata che ricostruivano le dinamiche dell'accaduto con la più pacata naturalezza, e intervistavano i parenti e amici delle vittime e degli imputati; quindi fu la volta delle esecuzioni degli ultimi tiranni sanguinari in giro per il mondo, e contemporaneamente i reality si riempivano di prove e sfide tra concorrenti che si prestavano a giochi sempre più denigranti per qualche migliaio di euro. Non credo ci sia bisogno di rievocare tutte le tappe che ci hanno portato allo stato attuale, alle esecuzioni nei reality scelte con il tele-voto, ai canali monotematici sulle torture, ai documentari sui safari di caccia all'uomo; per non parlare della deriva dei costumi! Contessa Marchei De Bonis, può raccontarci cosa ne è delle sue due figlie gemelle?”
In prima fila una signora sui 50 anni vestita di verde si alzò e voltandosi verso il pubblico: “Vedete, un giorno è arrivato alla porta questo signore, un produttore televisivo, chiedendo di parlare con Maila e Sveva, le mie due figlie gemelle; io mi sono allontanata e dopo mezz'ora Maila è venuta da me per raccontarmi di questo nuovo ingaggio alla TV, di questo canale in cui ci sono loro due in una gabbia e... oh mio Dio, oh Signore, le mie bambine, le mie bambine..!”. La Contessa scoppiò a piangere e fu aiutata a sedersi dal Conte, suo marito.
“Ecco, questo parla più di quanto io non debba fare oltre!” riprese l'uomo al microfono “Tutto è iniziato da lì: ci hanno abituati a questo scenario, ripetendocelo, decontestualizzato, ogni giorno, tutti i giorni, a tutte le ore; come quando ripetiamo la stessa parola cento, duecento volte: alla fine perde di significato. Provateci! Quella parola vi sembrerà un'insignificante ammasso di lettere: così è accaduto con la televisione. E di lì al golpe il passo è stato ancora più breve, e l'ordinaria amministrazione di questi anni una semplice riproposizione di ciò che guardavamo quotidianamente.” La folla era in mano all'oratore. Dalla prima all'ultima fila le teste dei presenti ondeggiavano avanti e indietro ritmicamente, annuendo ad ogni sua parola.
“Ed è qui che entra in gioco la proposta che voglio farvi oggi. Una via per sovvertire questo sistema dall'interno. Un atto di radicale ribellione alle dinamiche ormai costituite. Un modo per risvegliare le coscienze del popolo da troppo tempo sopite: Signori, vi do il benvenuto al primo congresso segreto nazionale delle Brigate Rosa!”
Due fari si accesero e illuminarono il retro del palco, mentre dall'alto scendeva, dietro le spalle del leader, un enorme manifesto con la faccia di un maialino sorridente tra una B e una R, entrambe rosa shocking glitterate, su fondo giallo. I presenti si lanciarono occhiate incredule, alcuni si lasciarono sfuggire espressioni sorprese ad alta voce, mentre i liceali più indisciplinati cominciarono a ridere e a fare battute omofobe sulla scritta, facendo innervosire i gay che invece sembravano apprezzare gli abbinamenti cromatici.
“I media ci bombardano con immagini macabre e violente? Noi rispondiamo con immagini rassicuranti e pacifiche. Le televisioni ci mostrano guerre e crudeltà? Noi rispondiamo con pace e sdolcinatezza. I reality ci vomitano addosso volgarità e perversione? Noi rispondiamo con innocenza e purezza. Signori, utilizziamo il mezzo del nemico contro di lui, mandiamo messaggi diametralmente opposti a quelli della Propaganda, risvegliamo nelle coscienze indolenti del popolo quei sentimenti semplici ma nobili che un tempo ci mantennero lontani dal baratro in cui giacciamo oggi, quei sentimenti fanciulleschi che ci facevano disgustare quest'onda marcia di spietatezza cannibale che ci ha condotti in rovina! Signori, signore, questo potrebbe essere un gran giorno, il giorno della rinascita, il giorno in cui gli uomini hanno sorpassato le divisioni sociali che li tenevano lontani e si sono uniti in nome di ciò che è buono e ormai perduto, in nome di ciò che è bello e ormai oscurato, in nome di una rivoluzione mai vista prima d'ora, assurda ma possibile, schietta e radicale: la Rivoluzione Pucciosa!”
I rappresentanti del clero sbarrarono gli occhi esterrefatti, la congrega dei macellai e dei fornai si alzò per andare via ma fu trattenuta dal servizio d'ordine; la falange anarchica dell'Ordine dei Giornalisti, accorsa all'evento disertando i loro impegni esterni con scuse più o meno plausibili, appuntava tutto minuziosamente su dei block-notes, e scuotevano la testa sardonicamente ogni volta che andavano a capo; i medici e gli avvocati cominciarono a rimettersi le giacche e i cappotti e a lasciare i posti con le 24 ore in pelle strette nelle mani. Ci vollero cinque minuti buoni prima che il servizio d'ordine riuscisse a calmare la folla, scandalizzata da un discorso apparentemente demenziale. E pensare che stavano rischiando la prigione politica per prendere parte a quel raduno segreto!
Tutti si sporsero per verificare con i propri occhi cosa fosse: sopra il carrello, ricoperta da una sottile coltre di polvere, stava ben piantata una vecchia televisione. Ci furono rapidi scambi di sguardi perplessi, e un brusio dubbioso cominciò a rimbalzare sulle pareti, quando l'uomo sul palco riprese la parola: “Proprio così, Signore e Signori, proprio così: è stata Lei. O meglio, hanno usato Lei. L'hanno usata per renderci automi, l'hanno usata per abituarci al senso del disgusto, per abituarci a non inorridire di fronte alla morte, di fronte alla violenza, di fronte all'ingiustizia. Sono stati furbi, sapete?, ce l'hanno fatta sotto il naso! Piano piano, a piccole dosi, ci hanno resi immuni al veleno mortale dell'obbrobrio: ci hanno mitridatizzato. Prima hanno cominciato con i film idioti, poi con i film violenti, e noi tranquilli a credere che fosse innocua finzione: era solo il primo passo verso il baratro di stupidità e indifferenza che ci divorano. Poi, il secondo passo: programmi TV demenziali, intrisi di volgarità e comicità spicciola, e guardiamoci noi, seduti davanti a quella scatola maledetta come tanti poppanti in svezzamento! E poi i reality, con cui ci hanno fatto credere che quella fosse la realtà; e poi noi siamo diventati il vero reality: ovunque andiamo possiamo assistere al delirio collettivo di una società intera, tollerato ed incoraggiato da chiunque. E' lì che i normali sono diventati diversi, che gli ultimi sani in un mondo malato sono stati visti per la prima volta come appestati, e chi provava a risvegliare gli animi e le coscienze veniva trattato da untore! La strada era ormai spianata per l'atto finale di un piano geniale, lucido e sadico. Nessuna dittatura prima d'ora, nemmeno il nazismo!, era riuscita in questo, nessuno aveva capito l'unico modo per avere il controllo totale: normalizzare la violenza. I nazisti la nascondevano, e la giustificavano quando veniva a galla. I nostri no, i nostri li hanno superati: comprare il pane e uccidere una persona oggi ci appaiono due azioni praticamente equivalenti. E, cari Amici, non posso che additare ancora una volta Lei, la Televisione. Tutto cominciò con dei servizi al telegiornale, approfondimenti su quel fatto di cronaca nera e quell'altro, poi ci furono dei programmi in seconda serata che ricostruivano le dinamiche dell'accaduto con la più pacata naturalezza, e intervistavano i parenti e amici delle vittime e degli imputati; quindi fu la volta delle esecuzioni degli ultimi tiranni sanguinari in giro per il mondo, e contemporaneamente i reality si riempivano di prove e sfide tra concorrenti che si prestavano a giochi sempre più denigranti per qualche migliaio di euro. Non credo ci sia bisogno di rievocare tutte le tappe che ci hanno portato allo stato attuale, alle esecuzioni nei reality scelte con il tele-voto, ai canali monotematici sulle torture, ai documentari sui safari di caccia all'uomo; per non parlare della deriva dei costumi! Contessa Marchei De Bonis, può raccontarci cosa ne è delle sue due figlie gemelle?”
In prima fila una signora sui 50 anni vestita di verde si alzò e voltandosi verso il pubblico: “Vedete, un giorno è arrivato alla porta questo signore, un produttore televisivo, chiedendo di parlare con Maila e Sveva, le mie due figlie gemelle; io mi sono allontanata e dopo mezz'ora Maila è venuta da me per raccontarmi di questo nuovo ingaggio alla TV, di questo canale in cui ci sono loro due in una gabbia e... oh mio Dio, oh Signore, le mie bambine, le mie bambine..!”. La Contessa scoppiò a piangere e fu aiutata a sedersi dal Conte, suo marito.
“Ecco, questo parla più di quanto io non debba fare oltre!” riprese l'uomo al microfono “Tutto è iniziato da lì: ci hanno abituati a questo scenario, ripetendocelo, decontestualizzato, ogni giorno, tutti i giorni, a tutte le ore; come quando ripetiamo la stessa parola cento, duecento volte: alla fine perde di significato. Provateci! Quella parola vi sembrerà un'insignificante ammasso di lettere: così è accaduto con la televisione. E di lì al golpe il passo è stato ancora più breve, e l'ordinaria amministrazione di questi anni una semplice riproposizione di ciò che guardavamo quotidianamente.” La folla era in mano all'oratore. Dalla prima all'ultima fila le teste dei presenti ondeggiavano avanti e indietro ritmicamente, annuendo ad ogni sua parola.
“Ed è qui che entra in gioco la proposta che voglio farvi oggi. Una via per sovvertire questo sistema dall'interno. Un atto di radicale ribellione alle dinamiche ormai costituite. Un modo per risvegliare le coscienze del popolo da troppo tempo sopite: Signori, vi do il benvenuto al primo congresso segreto nazionale delle Brigate Rosa!”
Due fari si accesero e illuminarono il retro del palco, mentre dall'alto scendeva, dietro le spalle del leader, un enorme manifesto con la faccia di un maialino sorridente tra una B e una R, entrambe rosa shocking glitterate, su fondo giallo. I presenti si lanciarono occhiate incredule, alcuni si lasciarono sfuggire espressioni sorprese ad alta voce, mentre i liceali più indisciplinati cominciarono a ridere e a fare battute omofobe sulla scritta, facendo innervosire i gay che invece sembravano apprezzare gli abbinamenti cromatici.
“I media ci bombardano con immagini macabre e violente? Noi rispondiamo con immagini rassicuranti e pacifiche. Le televisioni ci mostrano guerre e crudeltà? Noi rispondiamo con pace e sdolcinatezza. I reality ci vomitano addosso volgarità e perversione? Noi rispondiamo con innocenza e purezza. Signori, utilizziamo il mezzo del nemico contro di lui, mandiamo messaggi diametralmente opposti a quelli della Propaganda, risvegliamo nelle coscienze indolenti del popolo quei sentimenti semplici ma nobili che un tempo ci mantennero lontani dal baratro in cui giacciamo oggi, quei sentimenti fanciulleschi che ci facevano disgustare quest'onda marcia di spietatezza cannibale che ci ha condotti in rovina! Signori, signore, questo potrebbe essere un gran giorno, il giorno della rinascita, il giorno in cui gli uomini hanno sorpassato le divisioni sociali che li tenevano lontani e si sono uniti in nome di ciò che è buono e ormai perduto, in nome di ciò che è bello e ormai oscurato, in nome di una rivoluzione mai vista prima d'ora, assurda ma possibile, schietta e radicale: la Rivoluzione Pucciosa!”
I rappresentanti del clero sbarrarono gli occhi esterrefatti, la congrega dei macellai e dei fornai si alzò per andare via ma fu trattenuta dal servizio d'ordine; la falange anarchica dell'Ordine dei Giornalisti, accorsa all'evento disertando i loro impegni esterni con scuse più o meno plausibili, appuntava tutto minuziosamente su dei block-notes, e scuotevano la testa sardonicamente ogni volta che andavano a capo; i medici e gli avvocati cominciarono a rimettersi le giacche e i cappotti e a lasciare i posti con le 24 ore in pelle strette nelle mani. Ci vollero cinque minuti buoni prima che il servizio d'ordine riuscisse a calmare la folla, scandalizzata da un discorso apparentemente demenziale. E pensare che stavano rischiando la prigione politica per prendere parte a quel raduno segreto!
Il leader delle nascenti Brigate Rosa impiegò altri quindici minuti di oratoria infervorata per convincere la platea della validità e dell'efficacia della Rivoluzione Pucciosa. Un ragazzo con gli occhiali spessi urlò dal fondo della sala, interpretando il pensiero di tutti: “Ma in pratica, in cosa consiste questa Rivoluzione? Cosa dovremmo fare noi?”
Sulla faccia del leader si distese un sorriso.
Sulla faccia del leader si distese un sorriso.
- EPILOGO -
Nelle settimane successive attacchi hacker cominciarono a interrompere inavvertitamente i programmi televisivi, lasciando il posto ad immagini di cuccioli di animali, di mamme che allattavano i propri pargoli, di famiglie che facevano pic-nic in mezzo alla natura incontaminata; i cartoni animati giapponesi, pieni di violenza, venivano di colpo sostituiti con unicorni che galoppavano su immensi arcobaleni e con orsetti rosa in cerca di abbracci; il programma porno- lesbo-sadomaso incestuoso delle figlie della contessa Marchei De Bonis fu scalciato da clip tratte da pudiche commedie romantiche hollywoodiane anni '60. Nelle Chiese, al posto dei Cristi agonizzanti e insanguinati, sulle croci furono affissi degli sticky-man che ballavano Y.M.C.A., e le maestre delle elementari regalavano spillette di Hello Kitty alle bambine e di Barbapapà ai bambini; i medici e gli avvocati cominciarono a indossare cravatte rosa, i panettieri a mettere un po' di cannella e zenzero in tutto ciò che infornavano, i macellai tappezzarono i loro negozi con l'effige del maialino rosa, simbolo delle Brigate Rosa; tanti altri gesti simili contribuirono a far dilagare la Rivoluzione Pucciosa in mezzo alle crepe del Paese in rovina, risanandolo dal profondo.
E i nostri ci sarebbero riusciti a salvare il Paese, se solo un noto stilista (ingaggiato da una fazione golpista) non avesse intuito il potenziale commerciale dell'accostamento di immagini pucciose, violenza e pornografia.
Si instaurò così, dopo il fallimento di questa strampalata Rivoluzione, una nuova dittatura immune a qualsiasi livello di pucciosità, che lentamente portò la razza umana all'estinzione per cannibalismo.
Si instaurò così, dopo il fallimento di questa strampalata Rivoluzione, una nuova dittatura immune a qualsiasi livello di pucciosità, che lentamente portò la razza umana all'estinzione per cannibalismo.
Ma questa è un'altra storia.
riotCup
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