23 giugno 2011

Ad libitum

Sono bloccata su questa sedia da ore, di fronte a me un coltello ed un uomo sui cinquanta.
Riesco a sentire la lama che mi accarezza la mia pelle, sfiora il ventre e prosegue lungo l'addome per fermarsi poi sui capezzoli.
Trasudo orrore.
Puoi  vederne quanti ne vuoi di film splatter o snuff di dubbia autenticità, puoi immaginarti sicuramente scene peggiori di questa e restare impassibile, ma dal vivo è tutta un'altra cosa. Avete presente i concerti? L'effetto è incredibile.
Non ho un flashback della mia vita; sul punto di morte non pensi ai tuoi momenti felici, non ti scorre un cazzo di niente davanti, hai solo la morte che ti fissa da una maledettissima lama di trenta centimetri.
L'uomo sui cinquanta ride, l'empatia non deve essere una delle sue più grandi virtù.
E' inutile dimenarsi come una qualunque di quelle troie che si vedono nei film; riescono sempre a liberarsi quelle, o hanno la fortuna di avere un assassino così imbranato da poter slegarsi e scappare in cerca di aiuto.
Il mio assassino invece sapeva il fatto suo; le corde erano ben strette e la stanza,quasi totalmente immersa nel buio, non consentiva vie di fuga né presentava alcun tipo di oggetti che mi permettessero una qualche rocambolesca evasione.
E' in quel preciso momento che sento la lama, istintivamente chiudo gli occhi. Una sensazione mai provata prima.  Una sensazione più strana del primo orgasmo o della prima scopata, ma questa era una penetrazione senza precedenti, da toglierti il respiro.
Continua a spingere in profondità il bastardo, la lama entra ed esce dal petto con decrescente intensità ma con intenzione molto chiara. 
Sono sicura che da piccolo fosse stato quel tipo di bambino, sì insomma, quel particolare tipo di bambino: "Intelligente ma non si applica. Suo figlio inoltre mi fissa con sguardo tanto rabbioso quanto inquietante e non perde occasione per accoltellare i suoi compagni. Richiedo provvedimenti", o qualcosa del genere.
Sono ricoperta di tagli e di sangue su tutto il corpo, urlo per smorzare il dolore, penso per non impazzire, chiudo i pugni per sentirmi viva. Sapeva come evitare i punti vitali il bastardo.

Sono bloccata su questa sedia da ore, di fronte a me un coltello ed un uomo sui cinquanta che mi sta spaccando la testa con una mazza da baseball. "Strike-out, battitore eliminato!" esordisce il tizio con cinismo. L'ironia non deve essere una delle sue più grandi virtù.
Ed eccomi qui che muoio con la tipica faccia da morto, avete presente? La bocca spalancata e gli occhi privi di vita rivolti verso il soffitto, una di quelle espressioni che avrete sicuramente visto o provato almeno una volta nella vita, che so, dopo una sbronza davvero pesante.
Spero comunque che nessuno mi faccia una foto, non sono molto fotogenica da morta.
Non vedo nessuna luce accecante, nessun tunnel: niente di quello che raccontavano quei tizi sulle esperienze di premorte era vero.
C'è solo il buio a farmi compagnia; e pensare che ho sempre avuto paura del buio! Stranezze della morte…
Chiudo gli occhi e cerco di dormire, penso alla natura incontaminata, ai tramonti e alle coppiette che limonano felici sulle panchine. Non voglio avere incubi stanotte.
Mi sveglio piena di inquietudine e con una strana puzza di morte addosso.
Apro gli occhi e guardo davanti, non riesco a credere a quello che vedo.
Ho l'impressione di averla già vissuta questa scena, dovrebbe essere quel che chiamano "déjà vu".
Ricordo perfettamente tutto.


Sono bloccata su questa sedia da ore, di fronte a me un coltello ed un uomo sui cinquanta.
Riesco a sentire la lama che accarezza la mia pelle, sfiora il ventre e prosegue lungo l'addome per fermarsi poi sui capezzoli.
Trasudo orrore.
Mi guardo intorno ed i miei occhi mettono a fuoco l'intera stanza; sul muro troneggia una scritta in greco: " T φρικωδέστατον ον τν κακν θάνατος οθν πρς μς, πειδήεπερ ταν μν μες μεν, θάνατος o πάρεστιν, ταν δ θάνατος παρ, τόθ' μες οκ σμέν " - "Il male, dunque, che più ci spaventa, la morte, non è nulla per noi, perché quando ci siamo noi non c'è lei, e quando c'è lei non ci siamo più noi." Epicuro.
Sono quindi l'eccezione che conferma la regola: io la morte la sento passare sul mio corpo, accarezzarmi il seno e posarsi sui miei occhi, riesco a sentirla arrivare con il suo tocco leggero ed inconfondibile e vederla infine stendersi su tutto il mio corpo, soffocandomi.
In tutto questo rimango cosciente. Io conosco la morte meglio di chiunque altro ma non avrò mai modo di raccontarla a qualcuno.
Ricordi. Ho ricordi sfocati nella mia testa, cerco di ricordare chi sono e cosa ero prima di essere portata in quella stanza.
Sogni. Sogni... Ho molti sogni su come dovrebbe essere la mia vita; sogno qualcuno che mi ammazzi una volta per tutte, sogno di non dover morire ogni giorno, sogno di svegliarmi senza la puzza di morte del giorno prima, sogno che questo sia soltanto il frutto della mia immaginazione.
Continuo a guardare intorno rassegnata quando lo vedo. Appeso alla parete laterale troneggiava un cartello che recava una scritta: "Comunque vada non ne usciremo morti".
Puoi vederne quanti ne vuoi di film splatter o snuff movies di dubbia autenticità, puoi immaginarti sicuramente scene peggiori di questa e restare impassibile, ma dal vivo è tutta un'altra cosa. Avete presente la morte? L'effetto è incredibile.


Ale

1 commento: