Vi racconterò una storia senza alcun titolo, che alla maggior parte di voi non piacerà affatto. Forse vi commuoverà, vi emozionerà, vi farà versare qualche lacrima … ma alla fine quasi sicuramente vi deluderà. Ma mi capirete. Ho davvero scritto ‘ma mi’? Vi chiedo scusa anticipatamente dei miei strafalcioni grammaticali e della mia noncuranza delle regole fonetiche. Sono bravo solamente a cambiare i finali, ma non penso a cambiarli in meglio, li cambio da perfetto egoista quale credo di essere. Chi è Artù? Artù è il personaggio leggendario che mi ha cambiato la vita, che mi ha fatto capire di essere un sognatore, ma soprattutto di essere un sognatore ingrato. Già, ingrato. Il sognatore ha l’innata dote di vedere il cielo più alto, e il dovere di raccontare agli altri quello che ha intravisto dietro alle nuvole. Ed io anziché scrivere libri non faccio altro che distruggere quelli degli altri. Il primo libro è stato proprio Le morte d’ Arthur di sir Thomas Malory. Uccidere così un uomo entrato nella leggenda solo per assecondare l’impeto narrativo mi ha lasciato così profondamente deluso da aver strappato le ultime pagine di quel prezioso libro e ricomposto di mia mano il finale. Excalibur è stata donata ad Artù ed è proprio nelle sue mani che deve tornare … e dalle sue mani sarebbe passata alle mie, senza nessuna investitura, solo per l’ingratitudine verso il mio dono, che mi avrebbe portato a danneggiare le creazioni degli altri.
E la magia svanisce, l’illusione di ogni uomo diventa il finale perfetto. Decine, centinaia di libri subiscono questa terribile sorte, vengono privati del loro finale, del loro titolo, della loro stessa ragione di vita. Perché i libri non sono così diversi dalle persone, sapete? Nel momento in cui vengono concepiti appartengono al proprio creatore, ma quando vengono partoriti dalla mente dell’artista assumono una vita propria, ben lontana dalla vita che lo scrittore, immaginandola, si aspetta per loro. Forse più lunga, forse più breve. Forse più pregna, forse totalmente insignificante. Come gli uomini, che non tutti sono nati per cambiare il mondo, magari solo per confonderlo, sconvolgerlo con i loro capricci, allietarlo con le loro risate … o magari per capire la loro importanza molto tempo dopo che sono stati, e rammaricarci di non averli apprezzati. Così è il mondo, così sono i libri … e lo scrittore è esattamente un uomo come gli altri e non può concepire qualcosa di così diverso da sé.
Ma in me è accaduto qualcosa di veramente terribile. Ho passato tutta una vita a cambiare i finali che non mi piacevano senza rendermi conto di una cosa sostanziale: il finale perfetto non esiste. Mi hanno licenziato dal posto di lavoro, la mia ragazza mi ha lasciato per un altro … la mia vita sta prendendo una piega terribile e nessuno mi ha insegnato a scrivere i finali perfetti. La mia autoinvestitura ha finito solamente per distruggermi. Le cose non sono andate bene solo perché credevo di avere il diritto di cambiarle a mio piacimento, perché non ho mai compreso a pieno il potere del fato, che gioca con me esattamente come con tutti gli altri.
Mi dirigo verso il ponte della mia città, non con l’intento di buttarmi ma di osservare la gente. E non faccio in tempo ad arrivare che una giovane donna si è già spinta troppo oltre e sta precipitando. La vedo tagliare l’aria con una semplicità e con una sicurezza che non avevo mai visto. Il suo corpo è di una bellezza quasi disarmante, la gonna del vestito sventola come una bandiera. Libertà sembra voler gridare al resto del mondo. Nessuno poteva immaginare che una ragazza così bella e così giovane fosse capace di un atto simile. Ma ciò che mi spingerà a fare ciò che farò è proprio la sua espressione trasognata di fronte al suo inevitabile destino. Come se da un momento all’altro dal suo corpo si apriranno delle ali che la trasporteranno in giro per il mondo, forse persino in paradiso. Non voglio guardare, e per questo mi volto proprio nell’istante in cui il suo corpo tocca terra. Non voglio accettarlo, voglio riscrivere anche il suo di finale. Così torno a casa, prendo la penna ed un foglio bianco e inizio a descrivere il suo sguardo, così dolce e innocente, trasognato appunto, come quello di una bambina che ascolta in silenzio la sua fiaba preferita, il suo corpo, di una donna matura, probabile oggetto del desiderio di molti uomini, che avranno immaginato le rotondità che prorompevano da quel vestito aderente, e quelle gambe lunghissime e filiformi che facevano capolino dal vestito corto. Forse era una prostituta, forse è stata posseduta nel corpo già da molti uomini, ma quello sguardo apparteneva ad una donna che la sua anima non l’aveva mai data a nessuno, e lo conserverò sempre nella mia memoria.
Nel momento esatto in cui mi accingo a scrivere il suo finale di colpo mi blocco. Lei si è suicidata, e la mia mente, nel momento in cui cerca di storpiare il finale per reinventarlo, non riesce a superare l’ostacolo della mia coscienza. Non posso inventare un finale ad una storia che è già stata scritta e il cui finale non può cambiare solo per la mia volontà. Per quanto io mi sforzi ho capito che il finale perfetto per lei non esiste, e nemmeno per tutti gli altri. I libri vengono scritti malgrado le intenzioni dell’autore, che è tutt’altro che crudele. Semplicemente non può farci niente perché è come voler riscrivere la vita di una persona già morta.
Da quel momento mi sono rassegnato all’idea che al sognatore non spetta alcuna investitura, anzi è forse la persona più povera di questa terra, ma non la più miserabile. Non avrà potere sul suo dono, ma esso lo renderà sempre un privilegiato. Infatti …
… tutti i telegiornali dicono che la ragazza è morta. Le persone dicono che la ragazza è morta. L’autopsia dice che la ragazza è morta. Quello che ho visto dice che la ragazza è morta. Ma nella mia mente quella bellissima ragazza sta correndo lontano senza fermarsi mai. E una volta giunta al traguardo insieme a molti altri semplicemente non accetta di fermarsi.
E corre …
Corre …
Ignara del nulla che prima o poi la divorerà.
Gloria
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