Ctrl+alt+canc. TAB+space. MAIUSC+F12.
Sequenze. Semplici sequenze, combinazioni volte ad ottenere un risultato, fredde azioni eseguite per uno scopo ben preciso: avviare la “gestione attività”, scorrere e selezionare gli elementi di una lista, stampare un documento...
L’ uomo bianco non vedeva tanta differenza fra i tasti della tastiera del suo computer, e le persone che si trovava davanti in quel momento.
L’ uomo indossava un completo nero di seta che si era fatto fare su misura dal sarto sulla Ventitreesima, quello da cui chiunque valga qualcosa va una volta nella vita, un po’ come La Mecca dell’ alta società Le sue scarpe Croackett & Jones, nere anche quelle, erano state tirate a lucido giusto un paio d’ore prima. La giacca era sbottonata sulla parte alta, e lasciava vedere la camicia bianca a righe di Hugo Boss, che aveva comprato il giorno prima per soli 179 dollari, e la cravatta sobria, annodata non troppo stretta.
Poco prima di partire si era spruzzato su polsi e collo il suo Clive Christian n.1.
Quello stesso uomo ora stava tenendo un discorso davanti ad una folla di elettori.
Quanto erano semplicemente stupide, quelle persone!
Mosse repentinamente il braccio destro, puntando il dito verso l’alto.
« Ed è per questo...» esclamò « Che io lotterò sempre a favore della Verità! Che si faccia luce sugli scandali che stanno avvenendo in questo governo!»
“Idioti” pensava intanto. Le persone sono davvero come le funzioni di un computer.
Basta unire i fatti giusti alle parole giuste, parlare in un determinato linguaggio... ed esse reagiranno di conseguenza.
Il politico pensò con soddisfazione a quanto fosse facile farsi seguire: fai leva sulla loro debolezza in questi tempi di crisi. Le vere soluzioni ai problemi di quel paese erano troppo complicate, troppo rischiose per quelle piccole menti, che avevano bisogno di certezze.
Quasi lo impietosivano. Negli ultimi giorni era stato acclamato quasi come un dio. Gli uomini non capiscono che la vita è una costante incertezza... che potrebbero morire domani... e se lo capiscono, sentono ancora più il bisogno della certezza, del controllo su tutte le cose.
Chi può dargli anche solo una sensazione di sicurezza, otterrà il loro cuore.
Troppo facile.
La fine del suo discorso fu seguita da un lungo applauso e, sorridendo, l’ uomo si mosse per andarsene.
La-Do#-Mi, La#-Do#-Mi,
La-Re-Fa#, La-Re-Fa#,
Sol#-Si#-Fa#, Sol#-Do#-Mi
Sol#-Do#-Re#, Fa#-Si#-Re#... ... ...
Ascolta... Guarda come chiude gli occhi, guarda come inarca la schiena facendo forza con le braccia mentre preme i tasti, mosso dall’ estasi della musica.
Quel pianista è un genio, Jeff, dovresti conoscerlo... Si chiama Roger Miles, amico, ed è un grande!
George! George, posso avere un’ altra birra? Grazie!
Ti dicevo, Jeff... non lo vedi? È in preda all’ estasi!
A guardarlo, ha proprio l’aria dell’ artista, con quei capelli lunghi...
Dovresti parlarci! Ha sempre un’ espressione sognante, e si accarezza spesso il pizzetto, così, in questo modo. Non riesce a tenere le dita ferme, anche quando sta fermo lo vedi che le muove come se stesse suonando un pianoforte.
È cresciuto fuori città, e si è trasferito sotto il mio appartamento solo un paio di mesi fa. Vive da solo, anche se spesso torna nel paesino dove è cresciuto. Per andare a trovare i suoi vecchi amici, dice.
Ecco, lui è il classico esempio dell’ artista con problemi economici. Lavora per pagarsi l’affitto e il cibo, e cerca di trovare un modo di guadagnarsi il pane con la musica. Guardalo dove è finito: uno così dovrebbe suonare nei migliori teatri del mondo, e invece passa il suo tempo in questo bar!
Un’ altra birra?
Un’ altra birra?
George! Due birre qui, per favore!
Mi piace molto venire a sentirlo. Non conosco molto il suo genere di musica, ma mi piace vederlo suonare. Lo vedo così preso dalla sua arte, come se lui e il suo pianoforte fossero un tutt’uno, e per un attimo mi sembra di provare quello che prova lui. Quell’ uomo trae qualcosa in più di un suono da quel pianoforte. Quell’ uomo trasforma ogni vibrazione acustica in pura emozione. Mi dispiace solo che debba farlo in mezzo a tutto questo trambusto: non riesco a capire come faccia, con tutto il casino che c’è qui dentro, a trovare la giusta concentrazione per suonare. Vorrei sentirlo almeno una volta suonare da solo, quando intorno a lui c’è il silenzio.
Guardalo, come si spinge tutto in avanti mentre esegue l’ultimo accordo della canzone. Non è magnifico?
Lo stimo: anche con i suoi problemi economici, anche se vive da solo, non gli importa finché può portare avanti la sua passione! Ha messo in gioco tutto sé stesso per la sua arte. Il mondo avrebbe bisogno di più persone come lui.
Tua moglie come sta? La visita è andata bene?
Lorna dice che forse domani è libera per andare a trovarla, e pensiamo di venire tutti e due.
Jackie è stato promosso! L’ anno prossimo andrà alle superiori... Gesù, mi sembra ieri che era un bambino di quattro anni, e me lo ritrovo già adolescente...
Cavolo, questa birra è davvero buona! George, portane un’ altra!
Voglio bene a quel ragazzo, e ora già lo vedo che sta per andarsene. Come vola il tempo! Forse, se ne avessi passato di più con lui...
Non lo so, Jeff, sento che sta crescendo troppo in fretta. Ho paura di perderlo. Chi non ne ha, d’altronde?
Aspetta! Questa canzone la sta studiando mia sorella! È Maple Leaf Rag, di Joplin. Mia sorella voleva impararla, devo ricordarmi di chiedere a quel pianista se può fotocopiarmi lo spartito!
Accidenti se è buona questa birra, Jeff!
Il pianista, tale Josh Nathanson, si ferma per prendere una birra una volta finito il suo turno, e se ne va contento, con gli spartiti sottobraccio e il motivetto dell’ ultima canzone che ha suonato in testa. E’ sempre così: ogni volta che suona prova quel senso di completezza e soddisfazione del quale sente che non potrebbe mai fare a meno, e se ne va che gli sembra di camminare fra le nuvole, in un mondo onirico.
Sente cadere qualche goccia di pioggia intorno a lui. Farà meglio a sbrigarsi a raggiungere casa sua. Per fortuna abita non molto distante da lì.
I capelli lunghi e castani gli ondeggiano intorno alla testa.
Attraversa la strada e va sul marciapiede, il cui lato destro è delimitato da un muretto oltre il quale scorre un fiume. Le acque inquinate sono verdognole, e il cielo nuvoloso della sera da a tutto un tono grigiastro, freddo, eppure così vivo, come se in quell’ atmosfera si possa sentire meglio il calore delle persone, la vita che gli pulsa dentro...
Vede in lontananza un uomo in completo nero camminare nel senso opposto al suo sul marciapiede. Ha la giacca allacciata a metà, che lascia vedere la camicia bianca a righe e la cravatta sobria.
I due si avvicinano sempre di più, man mano che proseguono. L’ uomo elegante ha lo sguardo rivolto verso il marciapiede, come se nelle sue crepe ci possa essere qualcosa di più bello del cielo.
Passo dopo passo, la distanza diventa sempre più piccola, finché Josh non sente il rumore dei passi dell’ altro. Lo guarda in faccia, un viso che sembra anonimo, e mentre si passano accanto, ognuno per la propria strada, i loro occhi si incontrano, per un fugace istante.
Josh cerca di studiare lo sguardo dell’ altro, ma non ci riesce, e si ritrova a proseguire per la sua strada, mentre quello strano uomo.
“Gli occhi”, riflette “sono davvero lo specchio dell’ anima... attraverso essi puoi capire le melodie interiori di una persona... o le sue fredde macchinazioni.”
Il politico, intanto, si allontana senza neanche pensare a quello strano individuo che ha incontrato per casa. È troppo concentrato a fissare basso per terra, pensando al suo prossimo discorso, mentre cammina stando attento a dove mette i piedi.
Sguardi. Cosi come le note sono fatte per essere unite in accordi e armonie, anche gli uomini devono incontrarsi. Quel fugace istante, durato poco più di un secondo, in cui due note così dissonanti, come un musicista che assiste a sua alla Verità che rivela con la sua arte e un politico che sostiene di lottare per quella che lui ha inventato si incontrano... ecco, quell’ istante ha un che di intrinsecamente significativo. Le note dissonanti, se unite ad arte, possono produrre comunque un bel suono. Allo stesso modo, sento che anche il mondo, con tutti i suoi lati positivi e negativi, è un posto dove vale la pena di vivere.
Non so se il politico abbia continuato la sua campagna... non so neanche il suo nome, e non mi serve saperlo, perché come lui ce ne sono tanti, tutti uguali seppur diversi.
Venerdì prossimo tornerò a sentire Josh Nathanson al pianoforte, e forse prenderò una birra con Jeff e il suo amico chiacchierone. Quando la mia giornata è triste, bastano momenti come questo per tirarmi su il morale.
Questi, e la birra di George.
Michele Giuli
Mi scuso per gli errori che noto solo adesso. Molti di essi sono stati causati dal fatto che quando scrivo rischio di urtare con i polsi il pad e di spostare il cursore, col risultato che le frasi sembrano quelle dei libri di scuola di inglese in cui devi riordinare le parole...
RispondiEliminaAltri sono dovuti alla mia profonda ignoranza. Sto davvero dimenticando il corretto uso della Lingua Italiana, giorno dopo giorno!
Comunque sia, scusatemi!