6 giugno 2011

Giornalismo Faida-te

“C’è da fare audience!” gridò qualcuno dal corridoio.
Tutti erano nel panico, i giornalisti non sapevano che pesci pigliare. Era una giornata tranquilla, troppo per gente del loro calibro, non volevano questo dalla società, c’era bisogno di sangue, sangue e ancora sangue.
Così tanto sangue da coprire pareti, schermi tv al plasma, stanze di albergo, ristoranti, e chi più ne ha più ne metta. Il mondo doveva essere un bagno di sangue in cui sguazzare allegramente.
- Sentite, dobbiamo inventarci qualcosa, non è morto nessuno schiacciato da un trattore?
- Niente da fare, oggi la gente ha preferito fare la pace.
- Non lo possiamo permettere, dobbiamo portare equilibrio! – disse uno dei giornalisti saltellando per la stanza in cerca di un accendino.
Si respirava un’aria insolita.
- Tu! – esclamò il direttore volgendo lo sguardo ad un impiegato del suo ufficio.
- Dice a me? – rispose costui con aria di colpevolezza.
- Si! Ho visto tuo moglie passeggiare con il suo nuovo boyfriend; un tipo alto, abbronzato, con quell’aria da chi te lo sbatte dietro per farti male.
- Non sono sposato. Mi dispiace. – si scusò il ragazzo ridendo sotto i baffi.
- Allora era la tua fidanzata.
- Non sono fidanzato.
- Cazzo, almeno c’ho provato – Il direttore si mise finalmente a sedere con aria di disapprovazione. Lo staff era in crisi.
Poi eccolo, un tizio entrò di corsa nella stanza tenendo saldamente in mano un paio di fogli, sudava come un maiale.
- Restate calmi! Ho trovato! – cominciò ad urlare rivolto ai suoi amati colleghi. – C’è un ragazzino andicappato che poche ore fa è andato al pronto soccorso del San Carlo Borromeo a Milano con delle ustioni gravi al volto! È il nostro uomo!
Scrosci di applausi, la storia era bella che pronta, bastava ritoccarla un po’, si insomma, dovevano portare qualche aggiustamento.
Tutti alle postazioni di combattimento.
Ognuno aveva assunto il proprio compito, era diventato uno spaventoso\grottesco\immorale circolo di scrittura creativa. Chi lavorava ai personaggi, chi sistemava la trama da film horror, chi pensava ai dialoghi, chi cercava di enfatizzare il concetto di terrore mediatico, chi si masturbava davanti alla propria postazione di lavoro, chi pomiciava in bagno con il tizio delle consegne a domicilio di pizza. Era tutto un teatrino organizzato, e loro, quant’è vero Iddio, erano i protagonisti.
- È stato il padre, sicuro, ci metto la mano sul fuoco, e la madre è stata lì a guardare.
- No no! Troppo scontato. È stato il vicino anziano, invidioso che la carrozzina del ragazzo fosse più bella della sua!
- Non mi piace, è troppo semplice, dobbiamo escogitare altro.
Uscendo dal bagno il tizio delle pizze sussurrò qualcosa ad una giornalista poco distante, intenta a scarabocchiare qualcosa sul blocnotes personale. Lei balzò in piedi dall’emozione, il ragazzo intanto se ne era già andato ridendo a crepapelle, le risate echeggiarono per tutta la scalinata che porta all’uscita di sicurezza.
- È stato Giuliano Pisapia! Sapeva che quel povero andicappato avrebbe votato a destra al prossimo ballottaggio, con la sua fitta rete di informazioni è riuscito a rintracciarlo. Il povero bastardo non poteva far altro che aspettare l’arrivo del principe delle tenebre! Sicuramente c’è stato una lotta furibonda tra i due, il ragazzo ha avuto la peggio. Pisapia rendendosi conto che il lavaggio del cervello sul nemico non avrebbe funzionato, grazie soprattutto ai famosi poteri che possiedono soltanto i paraplegici, ha deciso di torturarlo finchè, in preda al dolore, ha ceduto alle sue volontà.
La gente sbalordita non credeva alle proprie orecchie.
Avevano trovato la storia perfetta.
- C’è poco sangue, ci pensi tu Sara a far diventare l’intera vicenda più cruenta?
- Mi pagano per questo.
- Ti amo – replicò il direttore facendole l’occhiolino.
I telefoni presero a squillare, le voci ad unirsi in un solo coro, un'altra dura giornata di lavoro era stata portata a termine in pochi minuti.
- E per domani? A quale santo ci voteremo? – chiese qualcuno dall’oltretomba.
Silenzio. Volarono diverse imprecazioni e qualcuno si fece avanti per rispondere.
- Domani, come disse Rossella O’Hara, è un altro giorno!



Giacomo

3 commenti:

  1. È la triste realtà di una società bigotta in cui gli individui non confesserebbero mai di apprezzare tale pubblico ludibrio di quelle che il Castiglione definiva "cose schife"; dall'altro (come mosca sulle feci) si fionda su programmi che non parlano d'altro, con una morbosa curiosità repressa. O tempora o mores!

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  2. un titolo davvero notevole che gode del mio plauso!

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  3. Tempi bui per l'informazione e tempi ancora peggiori per l'audience..

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